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mercoledì 17 dicembre 2008

Rivedere al monitor i propri sogni


Per ora i ricercatori sono riusciti a riprodurre dal cervello solo semplici immagini grafiche, ma la tecnologia, mira a "estrarre" sogni e altri segreti dalla mente della persone

Un gruppo di ricercatori giapponesi degli ATR Computational Neuroscience Laboratories è riuscita a elaborare e visualizzare immagini "riprese" direttamente dal cervello umano: lo riferiscono gli autori in un articolo (Visual Image Reconstruction from Human Brain Activity using a Combination of Multiscale Local Image Decoders) pubblicato sulla rivista "Neuron".

Per il momento i ricercatori sono riusciti a riprodurre dal cervello soltanto semplici immagini grafiche, ma una volta raffinata e sviluppata la tecnologia, affermano, potrà alla fine essere utilizzata per "estrarre" sogni e altri segreti dalla mente della persone.

"Per la prima volta al mondo è stato possibile visualizzare direttamente dall'attività cerebrale ciò che una persona vedeva. Applicando questa tecnologia può diventare possibile registrare e riprodurre le immagini soggettive che le persone esperiscono nei sogni", hanno osservato i ricercatori.

Quando una persona osserva un oggetto, la retina codifica sotto forma di segnali elettrici un'immagine che, così codificata, è inviata alla corteccia visiva. I ricercatori, guidati da Yukiyasu Kamitani, sono riusciti a tracciare i segnali e a ricostruire ciò che una persona stava vedendo. Nei loro esperimenti i neuroscienziati hanno mostrato ai loro soggetti le sei lettere della parola neuron e successivamente sono stati in grado di ricostruire le lettere su un monitor collegato a un computer che misurava e decodificava i segnali cerebrali. Per estrarre l'immagne basandosi sulla rilevazione dei contrasti, i computer hanno esaminato, per ogni immagine mostrata, qualcosa come 2 alla 100 stati alternativi possibili di voxel ("pixel" tridimensionali).

venerdì 12 dicembre 2008

Memoria antichissima

E' stato rinvenuto in Inghilterra quello che potrebbe essere il cervello piu' antico risalente a oltre 2000 anni fa.
Il cervello, trovato nei siti archeologici di Heslington East, si e' conservato per qualche rarissimo meccanismo di 'fossilizzazione', forse e' stato usato in un rituale religioso e questo avrebbe impedito ai tessuti interni di decomporsi.
L'annuncio e' di archeologi dell'Universita' di York.

giovedì 11 dicembre 2008

Glutatione: difesa naturale dalla SLA

La conoscenza del cammino metabolico che consente ai neuroni di rimanere sani nonostante la SLA può aiutare la progettazione di farmaci in grado di attivare i sistemi di protezione dei nervi.

Un gruppo di ricercatori dell'Università del Wisconsin a Madison è stato in grado di allungare la vita e rallentare il deterioramento dei nervi in topi geneticamente portatori di una forma di sclerosi laterale amiotrofica (SLA) fornendogli un gene extra, chiamato Nfr2, che consentiva loro di far produrre da parte degli astrociti quantitativi in più dell'antiossidante glutatione.

Sebbene l'ossidazione sia una delle cause principali della morte cellulare in malattie come il Parkinson, l'Alzheimer e la SLA, finora i tentativi di rallentarne la progressione sfruttando antiossidanti non avevano sortito i risultati desiderati.

"Di fatto è estremamente difficile aumentare i livelli di glutatione nel sistema nervoso centrale", ha osservato Jeffrey Johnson, che ha diretto la ricerca e firma un articolo in proposito sul Journal of Neuroscience. "Non si può semplicemente iniettarlo nell'animale o nella persona. Ma noi abbiamo trovato un aumento del 25 per cento della molecola nel midollo spinale del nostro topo."

Sebbene il topo, portatore di una forma estremamente aggressiva di SLA, alla fine sia morto comunque della patologia, la sua vita è stata notevolmente allungata - di un periodo equivalente, nell'uomo, a 10 anni - rispetto ai topi di controllo portatori della stessa forma genetica di SLA, ma privi di geni Nrf2 in sovrannumero.

Il gene inserito Nrf2 era attivo solamente negli astrociti, cellule di supporto che promuovono la salute dei neuroni che trasportano i segnali, ha spiegato Johnson. "Abbiamo preso questa normale funzione di produzione di antiossidanti e l'abbiamo potenziata, in un certo senso 'dopandola'. Nello studio non abbiamo preso di mira la proteina che causa la malattia, ma il meccanismo degli astrociti che deve proteggere i neuroni. La proteina mutante è sempre presente in tutte le cellule del midollo spinale, ma facendo sovra-esprimere il gene Nrf2, abbiamo fatto produrre più glutatione, e questo ha fornito la protezione."

Nonostante il risultato sia promettente, i ricercatori sottolineano che in generale l'inserimento di geni in pazienti, attraverso una terapia genica, ha dato finora scarsi risultati clinici. Tuttavia, sottolineano, la conoscenza del cammino metabolico che consente ai neuroni di rimanere sani nonostante la SLA può essere di grande aiuto per la progettazione di farmaci che possano raggiungere il cervello e là stimolare l'attivazione del sistema Nrf2. Di fatto attualmente i ricercatori dell'Università dei Wisconsin a Madison stanno iniziando a testare circa 50.000 molecole per controllare la loro capacità di attivare Nrf2.

martedì 9 dicembre 2008

I segreti della divisione cellulare

Identificato un meccanismo chiave grazie al quale le cellule rimodellano il loro citoscheletro per andare incontro ai cambiamenti di forma necessari a dividersi


Un gruppo di ricercatori dell'Università dell'Oregon e dell'Università della California a San Diego ha scoperto un meccanismo critico per la citocinesi, la fase finale della mitosi, quando una cellula si divide in due cellule figlie identiche.
I ricercatori - che illustrano il loro studio in un articolo su "Science" - hanno aperto un nuovo spiraglio sulla comprensione dell'assemblamento di filamenti di actina e miosina che si contraggono al momento giusto per per "strozzare" la cellula, concentrandosi sulle proteine chiave il cui ruolo guida i meccanismi di segnalazione che promuovono la produzione dei microfilamenti lineari e ramificati sul lato interno della membrana di una cellula in divisione. Attraverso segnali che inducono una minor produzione di microfilamenti ramificati, la membrana diventa più malleabile e capace di ripiegarsi all'interno durante la strozzatura, consentendo il completamento della citocinesi.
Lo studio ha in particolare riguardato i meccanismi con cui alcune GTPasi, che legano e idrolizzano il GTP in GDP, influenzano la modulazione della produzione di microfilamenti.
"Abbiamo scoperto un modo completamente nuovo di pensare a come le cellule rimodellano il loro citoscheletro per andare incontro ai cambiamenti di forma necessari a dividersi e produrre cellule figlie. Alcune di queste proteine erano già il bersaglio di alcuni farmaci antitumorali. Ora abbiamo l'opportunità di studiare e comprendere come certe proteine stabilizzano i microfilamenti all'interno delle cellule e ne inibiscono la divisione, e di come altre proteine agiscono per modulare la rigidità della membrana cellulare per permettere i cambiamenti di forma necessari alla divisione e alla proliferazione", ha osservato Bruce Bowerman, che con Karen Oegema ha diretto la ricerca.

Nel buon vino i segreti dell'effetto serra

L'alcool del vino conserva traccia della CO2 di origine fossile presente in atmosfera nell'anno della vendemmia

Lo studio dettagliato del contributo che ogni regione ha dato nel corso della storia all'emissione di CO2 legata al consumo di combustibili fossili può aiutare a mettere a punto modelli che prevedano gli effetti climatologici dei gas serra a scala continentale.
Per misurare le concentrazioni di CO2 di origine fossile nelle differenti località è sufficiente eseguire dei campionamenti dell'aria e quindi esaminare i rapporti fra i diversi isotopi del carbonio. Ma se si vuole ottenere una serie storica bisogna rivolgersi a qualcosa di meno volatile e i vegetali, che assorbono il biossido di carbonio dall'aria, sono i primi candidati per questo tipo di indagine.
Ma quali vegetali potrebbero fornire in modo agevole una serie storica abbastanza lunga e precisa per un intero continente, o quasi? Alcuni ricercatori dell'Università di Groningen hanno pensato che la risposta ideale è celata nel vino. L'alcool che risulta dalla fermentazione degli zuccheri presenti nei grappoli porta con sé infatti gli isotopi del carbonio originali.
"L'analisi del carbonio-14 nell'alcool del vino è un eccellente complemento alle usuali misurazioni in atmosfera, anche se prima di poter convertire le misurazioni della CO2 in quantità di combustibili fossili bruciati abbiamo avuto bisogno di informazioni sul movimento delle correnti d'aria, già forniteci per la Germania da un collega. Il trasporto atmosferico varia infatti in modo significativo di anno in anno ed è quindi importante avere dettagliate informazioni regionali".
Con l'aiuto di colleghi sparsi in tutto il continente i ricercatori hanno finora collezionato 160 bottiglie provenienti da molte regioni d'Europa per un lungo arco di tempo: "Su questa base - ha detto Sanne Palstra, che dirige la ricerca - potremo creare una meravigliosa mappa regionale del consumo di combustibili fossili nell'arco di un buon numero di anni". Le bottiglie di cui dispongono coprono, infatti, già il periodo che va da oggi al 1973.
I primi risultati dello studio sono stati pubblicati sull'ultimo numero del Journal of Geophysical Research, ma oltre al primo tassello della mappa storica dei consumi di combustibili fossili in Europa, i ricercatori hanno ottenuto un altro risultato: quello di diventare molto popolari fra i colleghi del loro istituto. Per le loro analisi sono infatti sufficienti 100 millilitri del contenuto di ciascuna bottiglia. Il resto, ovviamente, non viene buttato, ma offerto ai colleghi.

lunedì 10 novembre 2008

Dai biocombustibili al mico-diesel


Biologia
Carburanti del futuro

G. roseum
può produrre idrocarburi direttamente dalla cellulosa, il principale composto che si trova nelle fibre vegetali
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Il suo nome scientifico è Gliocladium roseum, è un fungo che ha una particolarità: è in grado di produrre composti chimici che fanno parte del comune gasolio utilizzato come combustibile.

Scoperto nella foresta pluviale, l’insolito organismo potrebbe un giorno rivelarsi utile proprio come fonte di energia pulita, almeno se i ricercatori riusciranno a sfruttarne il potenziale, come ipotizzato in un articolo pubblicato sulla rivista “Microbiology”, che riporta il resoconto della scoperta.

"Si tratta dell’unico organismo noto finora con una simile capacità di produrre un’importante combinazione di sostanze combustibili a partire da una serie di composti del carbonio e dell’idrogeno”, ha commentato Gary Strobel della Montana State University, coautore dello studio. "Il fungo, può produrre tali composti anche dalla cellulosa, che così diventerebbe la migliore sorgente di biocombustibili utilizzabile attualmente.”

Come riferito nell’articolo, G. roseum vive all’interno dell’albero di olmo nella foresta pluviale della Patagonia. I ricercatori stavano cercando di scoprire nuove specie di funghi su questo albero esponendo i suoi tessuti ad antibiotici in forma volatile tratti del fungo Muscodor albus. Con sorpresa, si è riscontrato come G. roseum potesse crescere in presenza di questi gas, sebbene la maggior parte degli altri funghi testati ne venissero uccisi.

Così, quando si è proceduto a esaminare la composizione chimica di G. roseum si è trovato, con ulteriore sorpresa, che esso è costituito da una serie di idrocarburi e di sostanze da essi derivate, per i quali è stato proposto il nome di complessivo di “mico-diesel”.

Tale circostanza era del tutto inaspettata anche se molti microbi producono idrocarburi. I funghi che vivono nel legno sembrano poter offrire un’ampia gamma di composti potenzialmente di grande utilità pratica.
G. roseum in particolare produce diverse catene di idrocarburi e le altre molecole biologiche. Inoltre, quando coltivati in laboratorio sembrano essere in grado di sintetizzare composti ancora più simili a quelli che costituiscono il carburante dei motori diesel.

"Quando i vegetali sono utilizzati per produrre biocombustbili devono essere elaborati prima che possano essere convertiti in composti utili per il metabolismo dei microbi”, ha concluso Strobel. "G. roseum può produrre mico-diesel direttamente dalla cellulosa, il principale composto che si trova nelle fibre vegetali: ciò, evidentemente, potrebbe evitare uno stadio di lavorazione.”

sabato 1 novembre 2008

Da ministro dell'agricoltura a ministro dell'istruzione. meglio se restava a zappare

Curriculum del Ministro, se si può definire tale

http://www.pubblica.istruzione.it/ministro/ministro.shtml (riportato qui sotto)

Mariastella Gelmini è nata a Leno, in provincia di Brescia, il 1° luglio del 1973.

Avvocato, è specializzata in diritto amministrativo.

Entrata in Forza Italia sin dal 1994, nel 1998 è stata prima degli eletti al Comune di Desenzano, ricoprendo sino al 2002 la carica di Presidente del Consiglio Comunale.

Dal 2002 è stata assessore al Territorio della Provincia di Brescia e, dal 2004, assessore all'Agricoltura.

Prima degli eletti nella circoscrizione di Brescia per Forza Italia, entra nel Consiglio Regionale della Lombardia nell'aprile del 2005.

Il mese successivo è nominata da Silvio Berlusconi coordinatrice regionale di Forza Italia in Lombardia.

Nel 2006 è eletta per la prima volta alla Camera dei Deputati per la XV legislatura, dove è stata membro della Giunta per le autorizzazioni a procedere, del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa e della II Commissione giustizia.

Nel 2008 è stata riconfermata alla Camera dei Deputati nella circoscrizione Lombardia II nelle liste del Popolo della Libertà per la XVI legislatura ed è stata nominata ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca scientifica nel IV Governo Berlusconi.